La consapevolezza digitale riguarda anche le bufale
"Chi semina bufale avvelena anche te: digli di smettere."
La fabbrica di notizie false offre lauti guadagni ai furbi senza scrupoli che approfittano dell'ingenuità e della ignoranza. Chi si fa strumento inconsapevole della diffusione di fandonie, che più sono roboanti e incredibili più attirano condivisioni e click sui social networks, arricchisce i disonesti e provoca un danno alla società.



Secondo un articolo uscito recentemente sulla rivista americana Quartz, insegnare ai bambini a programmare, a prescindere dalle piattaforme e dai sistemi operativi, li metterebbe in grado di difendersi più efficacemente dal cyberbullismo e dai pericoli di internet. I bambini imparano istintivamente a usare computer e smartphone, ma il passaggio da utente a programmatore migliorerebbe le loro capacità di controllo e li renderebbe meno vulnerabili agli attacchi on line di ogni genere.
Il giornalista e informatico
Una iniziativa per combattere il Cyberbullismo partita in via sperimentale solo nelle regioni di Abruzzo, Lazio e Marche allo scopo di mettere i cittadini nella condizione di difendere la propria reputazione, nel caso che informazioni pubblicate on line non corrispondano a verità e siano lesive o infamanti della propria identità digitale.
Sul sito del
C'è oggi un post molto interessante
La viralità è maligna: le bufale, le notizie false, scorrette per errore o malafede si propagano molto più velocemente e efficacemente di quelle vere, e questo vale soprattutto in internet, in particolar modo da quando i social network sono diventati un fenomeno di massa. Questo è il contenuto emerso dal rapporto 2015 sui rischi globali di internet, realizzato dal World Economic Forum che vede l'Italia tra i paesi più a rischio, a causa dell'ignoranza globale e del digital divide che ci vede in fondo alla classifica in Europa.